Home / Notizie / E si canta la guerra…il Coro Edelweiss

E si canta la guerra…il Coro Edelweiss

Quanto è brutta la guerra sempre e dovunque! Eppure per un paradosso, l’avvento della prima guerra mondiale segna una svolta significativa nell’evoluzione del canto popolare di montagna.

Nasce qui “il Canto degli Alpini” nelle sue svariate forme. Racconta le diverse fasi della vita militare, dall’adunata “ Al lunes d’la matin bato la generala del Regiment Piemont ch’a ven da partì”,alla parata con tanto di fanfara e fiette che dai pogieuj mandano basin a costi bravi alpin………ch’a fan quel brut mestè d’rampiè, rampiè per rocce e pej giassè.

Come è triste il canto degli Alpini quando arriva Il momento degli addii dove il treno diventa lo strumento del distacco, dei sospiri, dei fazzoletti che sventolano al “cifolar del vapore”, quando si mette in moto “la tradotta che parte da Torino e a Milano non si ferma più” e, quasi in dissolvenza, diventa un ricordo in Monte Canino “non ti ricordi…….quel lungo treno che andava al confine”.

Come è tragico il canto degli alpini quando si entra nelle trincee o nelle tende “Era una notte che pioveva”, quando scoppiano le bombe o si sente il tapum…. tapum e si va all’assalto sull’ Ortigara. E’ tragico perché tutt’intorno aleggia il senso della morte, il ricordo dei compagni caduti; la visione si riempie di croci e cimiteri “quando fui sui Monti scarpazi”o “Sul Monte Pasubio” o “quand che mama stizava  ‘l foc”

Come è straziante il canto degli alpini in Passa parola che coglie il supremo momento del distacco di chi sente che la vita gli sfugge e…..da un lato è portato ad incitare i compagni a non mollare perché” la monta ancora”, ma poi si accorge che per lui è finita” ma per mi tosi, non la monta pu”. L’ultimo pensiero è per la morosa alla quale non è mai riuscito a dichiararsi “mai so sta bon de catarte sola, addio Mariola me toca morir”.

La canzone e tratta da un tema di Piero Jahier giornalista alpino autore di una sorta di diario di guerra “con me e con gli alpini” che ha ispirato questa canzone. il compositore Liberovici la traduce in una melodia toccante. Vorrei sottolineare l’armonizzazione di Gino Mazzarri personaggio singolare di straordinaria sensibilità musicale, che ho avuto modo di conoscere e col quale ho avuto il piacere di cantare in più occasioni. Lo sviluppo armonico che ne ha tratto è struggente e merita di essere apprezzato nelle sue sfumature.

Così come il canto ”Io resto qui, addio!” che traduce in musica

l’atmosfera del libro” il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern. Il monito sale dalle steppe gelate della Russia e richiama la terribile ritirata degli alpini nel 1943. Il soldato caduto invita i compagni sopravvissuti a non dimenticare il bosco di betulle dove è sepolto ed il cielo di Russia dove avviene la tragedia.

Mi viene spontaneo ricordare qui Alberto Poma detto Pomino uno dei grandi vecchi della Sucai all’epoca della sua costituzione, grande amico di Massimo Mila che lo cita in alcuni brani dei suoi scritti di montagna come compagno di cordata su alcune delle importanti  vie delle Alpi. Pomino era uno dei reduci di questa ritirata. Lo conoscevo molto bene, è stata una delle persone che mi ha introdotto alla montagna. Lo stavo ad ascoltare affascinato quando mi raccontava delle sue esperienze alpinistiche ma della ritirata di Russia non me ne ha mai parlato nè me ne ha voluto parlare.

“Maledetta la sia questa guerra che m’ha dato sì tanto dolor.”

Vorrei chiudere con una nota ottimistica, il canto degli alpini non è soltanto pianto, morte e tristezza. Non mancano momenti di buon umore, di convinti richiami alla bottiglia, alla botte, al vino, come d’altra parte è nello spirito dell’arma. Anche questo è un modo di esorcizzare la paura, di sdrammatizzare le tensioni. Per cui se si parla di bombe, è meglio parlare di “Bomba imbriaca”, se si parla di vita in caserma meglio parlare di cosa avviene “a la matin ‘d bonora” come in “Reggimento”, se si parla di guerra meglio metterla in buffa come in “Quando che ci fu la guerra… dove il colonnello sceso da cavallo si ruppe il malleolo” o addirittura si buttano fiori in “Bombardano Cortina”.

Quante sono le sfaccettature degli alpini in guerra, ma alla fine “motorizzati o a piedi …la piuma sul capel…. lo zaino affardellato… l’alpino è sempre quel”.

 

PERCHE’ NON SI RIPETA PIU’, SI RICORDA…… CANTANDO………..EVVIVA  IL CORO EDELWEISS

Paolo R.

Top